LA LONGA
a cura del dott. Luciano Baravalle
Regione la Fontanaccia o Poggio di Carmagnola
1495/1505. Nob. Jaffredo BONINO (burghensis Avigliana): tenimento g.te 53,83 t. p. b. alla fontaccia con edifici + circa 60 g.te in zona.( Da Tartua).
1526. Sacerdos Domini Bernardino BONINO di Avigliana e f.lli (Da Tartua): tenimento g.te 53,80 t. b. all fontanaccia o poggio di Carmagnola con edifici + parecchie terre.
1570. D. Jacobus DIANI et Ludovico BRUNACIUS de Chario: g.te 53,80 con edifici + molte terre.
1573 Nob. Emanuele, Giò Filiberto e f.lli DIANI di Chieri: g.te 13,36 t. ayra, casa, cassina, alteno, prato, forno, peschiera alla cassina Longa. G.te totali 75,39. (Alla Fontanccia o poggio di Carmagnola).
1575. Ludovico BRUNACIO di Chieri: g.te 58,95, t. ayra, casa, cassina, alteno, prato, peschiera alla cassina Longa (coer. Diano, Melchior Cerruti, Beneficio di Rivetta, Domenico Mayna). Si tratta evidentemente della masseria del Brunasso
1605. Emanuele DIANO, Tesoriere Generale e Consigliere di Stato di S.A., compresa la quarta parte del registro del fu Lodovico Brunacio, appartenente a Giò Batta Cappa di Torino.
Cascina LONGA: G.te 13,38, p. ayra, cassina, casa, orto, peschiera, pozzo edifici alla Fontanacia ovvero cassina del Tartua. G.te totali 90 circa .(campo delle pignatte g.te 4,90).
Cascina Brunasso: G.te 58,36 t. aya, casa cascina alteno, prato peschiera alla cascina Longa. Totale g.te 75,39.
1618. Madama de CHIATELLAR. G.te 123,16 c. p. b. ayra, orto, peschiera, Cassina LONGA, altre terre: g.te 14,19 – 1,36 – 6,39 – 1,30.
1648. Trattativa con l’ecc.mo egregio D. Gabriele di Savoja per l’acquisto della masseria da parte della Comunità allo scopo di darla in “goldita” (godimento). Senza esito.
I PADRI DOMENICANI DEL CONVENTO DI TORINO
La Cascina LONGA, con travate 30, casa rustica e civile, forno, pozzo e peschiera, di g.te 261, dal Tesoriere generale di Savoia DIANO decadde al Patrimonio Ducale. Carlo Emanuele, con Atto del 28/II/1618 donò la stessa a donna Margherita figlia del vassallo Giò Gabriele di ROSSILLON signore di CHASTELLAR, in ricompensa dei servigi da esso prestati alla Corona.
Nel 1647, Margherita*, marchesa di Riva, istituì in suoi eredi, nei beni piemontesi e feudo di Riva, i figli: don Maurizio Amedeo, don Gabriele e don Antonio di Savoja. In mancanza di loro eredi maschi, i suoi beni sarebbero stati ereditati dal conte Gabriele ROSSILLON di CHASTELLAR e suoi discendenti maschi ed, estinte queste linee, chiamò ai beni il marchese ROSSILLON di BERNEZZO.
Nel 1655, la Longa fu acquistata dai Padri di San Domenico del convento di Torino da don Antonio di Savoja, Abate commendatario dell’Abbazia di San Michele della Chiusa per il prezzo di 1.100 Ducatoni da £ 4:10, corrispondenti a £ 4950.
L’anno seguente, la Comunità, creditrice di £ 16.000 per taglie ed imposte non pagate dai figli della Marchesa, d’ordine del Patrimoniale generale e ad istanza dell’esattore, confiscò 24 sacchi di grano e poi altri 18, prodotti nella cascina.
Il Convento ricorse a monsignor Nunzio in quanto, don Antonio di Savoja, come ecclesiastico, era esente dal pagamento del Tasso e imposte. Fu data ragione al convento ed il Comune dovette restituire il grano. Fu pure stilata una convenzione fra i Domenicani e la Comunità che si riservò il diritto di riscatto della Longa. Il Convento avrebbe pagato in futuro il solo Tasso di 3 scudi d’oro ogni livra di Registro e £ 2 ogni livra di registro per lo stipendio dell’esattore.
Nel 1696, 1699 e ancora nel 1738, presunti eredi della Marchesa di Riva che vantavano pretese sulla Longa, chiamarono in causa i Padri Domenicani, senza successo.
Sotto la Dominazione francese, il 3 febbraio 1810, la Longa fu venduta all’asta e acquistata da Spirito ARDUINI fu avv. Giulio, negoziante in Torino, per £ 30.000. Superficie 256.944 con casa, cappella e grangia.
Beni appartenenti alla maseria furono acquistati da:
VINAI, Domenicano g.te 10.50.
Novaresio, Domenicano laico, eredita la sorella g.te 6.50.
Riccio, Domenicano, prato g.te 3.96
Riccalidini, ex Servito g.te 6.
Venduti a vitalizio alla vedova Gussoni.
Ballardi e Franco, ex Teatini g.te 14.
A Spirito ARDUINI succede, nel 1840, il figlio Antonio Ospizio, Segretario delle Finanze, (cognato del medico Francesco Amaretti).
1854. Eredita la figlia Agnese, vedova avv. cav. Luigi Strada, cui si deve la fondazione della parrocchia della Longa. Nel 1886 testa a favore del conte DE FORESTA Adolfo fu Senatore Giovanni, Procuratore generale.
Alla Parrocchia di S.ta Maria Consolatrice, istituita nel 1880, furono legate.
Masseria La Longa, parte levante Y 268.
Giardino “ “ Y 269/271.
Peshiera e fossa “ “ Y 272
Area chiesa notte e levante
Piazzale “ “ Y 273
1886 Per il decesso in Roma del conte Adolfo (29/XI), ereditarono:
DE FORESTA conte Alberto e Bianca, moglie dell’avv. DUPRE’ cav. Adolfo che,
l’anno successivo vendettero a :
1887 AVATANEO Domenico (1/2) e figli Giovanna, Caterina, Lucia e Orsola (1/2)..
Y 268 a ponente, Y 269 a ponente, Y 270 totale, Y 271 orto a ponente, Y 273
peschiera parte.
1891 AVATANEO Domenico fu Giò (1/2), Giovanna, Lucia e Caterina (cessionarie della
quota di Orsola.
1892 AVATANEO Giovanna, Lucia e Caterina, acquisitrici della quota del padre.
L’anno seguente ereditano dallo stesso H 346.
1907 AVATANEO Giovanna e Caterina.
? AVATANEO Catterina coniugata al geometra VIRANI Giuseppe.
? VIRANI Caterina, Giovanna e Angela, fu Catterina AVATANEO..
1961 VIRANI Caterina con testamento olografo lega la sua parte (1/3) in nuda proprietà
all’Ospedale di Poirino con annesso Ricovero dei Poveri Vecchi ed Incurabili e
l’usufrutto perpetuo alle sorelle.
1963 VIRANI Giovanna testa allo stesso modo di Caterina.
1970 Il RICOVERO DEI POVERI VECCHI E INCURABILI di Poirino acquisisce l’intera
masseria col decesso di Angela.
2004/20/01
L’ISTITUTO GERIATRICO DI POIRINO vende LA LONGA a Dassano Andrea e Caterina
ANTICHI PROPRIETARI DELLA LONGA
BONINO In Avigliana, oriundi da Mottarone.
Arma: troncato d’argento e d’azzurro, il primo a tre stelle del secondo, l secondo a tre melograne d’oro.
Motto: MATURA, PRODIBUNT.
DIANO Da Carmagnola e Chieri, in Savoia.
Arma: D’azzurro a tre stelle d’oro, poste in banda, accostate da due filetti d’argento.
BRUNACCI (Brunassio) Conti Palatini (da Carlo V) Da Chieri.
Arma: Troncato d’argento e di nero, al cane bracco, dell’uno nell’altro, linguato e collarinato di rosso, il collare enellato e bullettato d’oro, sormontato da un’aquila di nero, linguata di rosso.
MOTTO: FIDES PERPETUA.
ROSSILLON
Arma: Inquartato al 1° e 4° d’argento alla croce di rosso; al 2° e 3° d’azzurro, alla colonna d’argento con due chiavi d’oro, addossate e decussate, gli ingegni all’insù, caricati da colonna.
Motto: SPES MEA. DEUS.
° ROSSILLON: Savoiardi; Marchesi di Bernezzo, conti di Rossillon.
Margherita di Rossilon di Chatellard acquista Riva dal conte Emanuele Filiberto Goveano. Ne viene investita nel 1619 e reinvestita nel 1634 col marchesato. Sposò segretamente a Carlo Emanuele I° il 20/XI/1629, cui diede parecchi figli che furono legittimati “signori del sangue”: Margherita, Maurizio Amedeo, Gabriele marchese di Riva e Antonio abate di San Benigno.
ORDINE DEI PADRI PREDICATORI DI SAN DOMENICO
Le cascine dell’agro poirinese in mano ai Padri Domenicani fra cui LA Longa erano date a masserizio, dietro pagamento di un affitto in denaro per i prati e regalie ( uova, polli, capponi e carriaggi) per il godimento degli altri beni.
CAPITOLAZIONI DI COLONIA DA PARTE DEI PADRI DOMENICANI
1686. Burzio Antonio e figli: in masserizio per tre anni, mediante l’annuo fitto di £ 70 per i prati, l’obbligo di due carreggi di vino per il convento e dare 6 paia di capponi e 12 dozzine di uova.
1695. Gli stessi fratelli Burzio, con l’obbligo di fornire il fieno di due giornate, da condurre ove loro indicato, però non oltre il miglio e mezzo di cammino e di fare un carreggio di vino.
1698. Quattroculo fratelli, con capitolazione uguale a quella del 1686. 1701, agli stessi con le medesime obbligazioni.
1706. Burzio Giò Domenico, con le stesse obbligazioni, a riserva del fitto dei prati, ridotto a £ 50 a causa della continua guerra.
1714. Il Convento cita il Burzio per la mancata restituzione di prestiti (£ 400). Dopo ingiunzioni e condanne, il massaro risarcisce i frati parte in grano e parte in contanti.
1716. Conferma della capitolazione allo stesso Burzio e di lui fratello.
1718. Serrati Matteo, con la stessa capitolazione.
1727. Burzio Pietro Francesco, mediante l’annuo fitto di £ 100; il resto come sopra.
1739. Licenziamento del Burzio e intimazione di congedo giudiziale.
L’antica CAPPELLA
La cappella campestre intitolata a San Giacinto, situata ad ovest della cascina, fu edificata nel 1719 col denaro offerto da vari religiosi e benedetta da don Martino Mosca, vicario foraneo di Chieri. Fu distrutta dopo la costruzione della nuova parrocchia.
SPESE di RIPARAZIONE ALLE MASSERIE DI PROPRIETA’ DEI PADRI DOMENICANI
I fabbricati, già in precario stato all’atto degli acquisti, necessitavano di riparazioni. Nel 1750, fu costruita una fornace alla Longa per la fabbricazione di 35.000 mattoni, retribuiti £ 5,10 al mille al fornaciaio. Per la cottura occorsero 44 carrà di legna, fascine e ceppi, con una spesa di £ 44 più altre £ 23,10 per fatture e condotta di altri ceppi. I materiali furono impiegati nelle riparazioni delle cascine e nella riedificazione della cascina Cortinelli.
Un’altra fornace fu operativa alla Longa nel 1763 per altri 32.000 manufatti, con una spesa di £ 176 per il fornaciaio e £ 129 per fattura e condotta di carrà 129 di legna, fascine e ceppi.
Affitto delle peschiere
Era indipendente dall’affitto delle masserie. Nel 1662 le peschiere della Longa, Bergera e Lupa furono affittate a Gregorio Majna, coll’obbligo di consegnare metà della pesca in quaresima ed in autunno.
Le cascine erano date a masserizio, dietro pagamento di un affitto in denaro per i prati e regalie ( uova, polli, capponi e carriaggi) per il godimento degli altri beni.
TASSO, TAGLIE, IMPOSTE
TASSO
All’epoca dei primi acquisti di beni sul territorio poirinese (1648) il Convento, come corpo ecclesiastico, godeva dell’immunità ed esenzione da tutti i pubblici imposti.
Tuttavia, in occasione degli acquisti delle cascine la LUPA e CORTINELLI, convenne con la Comunità l’obbligo di pagare il Tasso, a ragione di scudi 2 e ½ d’oro per ogni lira di Registro. Anche per la BERGERA vecchia la Comunità ne pretese il pagamento, non dovuto e riuscì nell’intento, non ostante la causa intentatale dalla controparte. Il Convento rinunciò probabilmente alla lite e si assoggettò al pagamento sino al 1730, anno in cui il Tasso fu abolito.
Dopo la sua acquisizione, sulla cascina LONGA, fu concordato il Tasso a ragione di tre scudi d’oro per ogni lira di Registro e lire due per ogni lira di Registro per lo stipendio dell’esattore.
Nel 1657 la Comunità pretese dl Convento il pagamento del Sussidio militare per il quartiere d’inverno, per lire 215,12 mensili, a ragione di lire 80 per ogni lira di Registro. Il Convento ricorse a monsignor Nunzio, con conseguente rinuncia della Comunità all’incasso del Sussidio.
TAGLIE
Altra lite fra la Comunità ed il Convento sorse in occasione dell’imposizione della TAGLIA sulle due cascine della Berbera e la Longa. Risulta versata nel 1685 e dal 1697 al 1701. L’anno seguente il Convento ne rifiutò il pagamento e fu citato dalla Comunità davanti al Ratrimoniale generale di S.A. che ordinò il sequestro dei raccolti presso i massari. Il Conveto ricorse al Senato che mandò levarsi in sequestro, soddisfatto il solo Tasso.
In seguito, il Convento si assoggettò al pagamento sia del Tasso che della Taglia, probabilmente a seguito di nuova convenzione con la Comunità.
PRESTITO FORZOSO
L’anno 1795/9/III, Regio editto ordinò che tutti i Corpi e particolari possessori di beni, case e redditi soggetti al pagamento dei pubblici carichi dovessero a titolo d’imprestito pagare alleregie finanze una somma non minore di quella imposta nei causati dell’anno precedente a cui rilevavano i carichi pagati nello stesso anno, per qual somma le finanze avrebbero corrisposto l’annuo interesse de 4 e ½ % sino alla restituzione del capitale, da farsi sei anni dopo cessata la guerra e con facoltà ai detti possessori d’impiegare la somma che avrebbero pagato nell’acquisto di altrettanto annuo tasso sulla comunità a loro elezione.
Per pagare l’imposto il Convento prese in prestito lire 4100, cui rilevavano i carichi pagati nell’anno precedente, dai fratelli Pietro Giuseppe e Giovanni Francesco Maina, da restituire fra anni dieci con l’interesse del 4%.
L’esborso fu impiegato sul tasso della Comunità di Poirino. Trovandosi vari conventi senza fondi e quindi impossibilitati a pagare il corrispettivo imposto, il convento torinese prese in prestito dal signor Anglesio lire 7000 al 4 e ½ % con le quali pagò le partite seguenti:
Per il convento di Rivoli ff. 800
Per il convento di Chieri ff. 2050
Per il convento di Biella ff. 1333.6.8
Pei i due conventi di Tortona ff. 1500
Per il convento di Pinerolo ff 650
In tutto ff 6333.6.8, anch’esse impiegate sul Tasso di Poirino.
.
Nel 1797, gli interessi corrisposti dalle Regie finanze furono ridotti, con Regio editto, dal 4 1/2 % al 3 ½ % ed il tasso dovuto al Convento dalla Comunità di Poirino, per il suddetto capitale di lire 4100 e 6333.6.8, in tutto lire 10433.6.8, fu ridotto a ff. 365.3.4.
MISURE E REGISTRO
I beni dei PP. Domenicani di Torino sul territorio poirinese, compresi gli ultimi acquisti fatti
sino al 1761 ammontavano a giornate 658.95.20 e l’importo di Registro di lire 18.12.13.13.
Bergera vecchia g.te 113. 85. 4 Reg. lire 2. 13. 18
Cortinelli 102. 47 2. 6. 2.
Bondina 42. 64. 1 0. 19. 18
Berbera nuova 110. 52. 2 2. 12. 6. 15
Longa 199. 59. 1 7. 9. 9. 15
Cascina, aja, campi, prati, boschi e restante della LUNGA venduta al sig. Ospizio Antonio Arduini. |